lunedì 13 ottobre 2014

LA CACCIA AI VAMPIRI

 Angleria era un pacifico borgo adagiato vicino a un lago su cui i cigni scivolavano lievi. Il sole brillava impunito nel cielo azzurro, i bambini facevano rimbalzare le risa tra i muri di pietra e i passi delle fanciulle sfioravano i ciottoli a passo di danza.
Un giorno un mercante di stoffe portò alla principessa Allegra un baule pieno di meravigliose stoffe dai colori cangianti e un vago profumo di spezie. Ma tra le preziose stoffe un piccolo ragno rosso aveva trovato un comodo rifugio.
Era piccolo, così piccolo che potevi ignorarlo, ma ben presto gli abitanti del piccolo borgo non poterono fare a meno di rimpiangere il giorno in cui aveva iniziato a mordere alcuni di loro.
Non tanto per il segno che lasciava, un piccolo ponfo, che in realtà erano due, minuscoli, ravvicinati e splendenti quasi come rubini. Chi veniva morso perdeva ogni ombra di allegria, di gentilezza e di magnanimità.
Un paese che prima quasi non conosceva conflitti, ben presto fu abitato, almeno per metà, da uomini, donne e bambini che non avevano alcuna pietà gli uni per gli altri.
Anche il sole che prima indefesso aveva svettato sui merli del castello, da tempo non si vedeva più e una fitta nebbia avvolgeva costantemente ogni cosa.


Nessuno sapeva come fare, la bontà a tratti quasi stolta degli abitanti ancora non segnati dal piccolo ospite, li rendeva incapaci di alcuna reazione. Fu così che l'uomo che era capo del convento, il grande e pio Fra Domenico decise di chiamare in aiuto un suo vecchio compagno di giochi, il famoso e temibile Van Helsing.
Appena giunto in paese l'impavido cacciatore di creature oscure, capì cosa era successo alla povera Angleria. Raccontò così al popolo spaurito e attonito che esisteva una creatura potentissima e malvagia, che era a capo di un grande esercito di succhiatori di sangue. Il suo nome era Dracula, ed era così potente che anche solo nominarlo poteva essere rischioso.
Il grande Dracula colonizzava paese dopo paese mandando in avanscoperta una goccia del suo sangue che prendeva la forma di un ragno, di un gioiello sfavillante o di una preziosa bottiglia di vino.
Quando il male diventava più forte del bene un portale si apriva e Dracula veniva a riscuotere il suo tributo di sangue. Per tentare di riportare il bene bisognava  trafiggere il cuore dei compagni trasformati in accoliti del signore oscuro con la spina di una rosa rossa.
E fu così che venne richiamato l'esercito del paese vicino, e fu così che venne armato il popolo intero, anche i più piccini e fu così che vennero colte tutte le rose della regione.
A tutti fu insegnato come maneggiare un'arma con la quale fa cadere il nemico per poi trafiggerlo con la fatale spina.


Innumerevoli furono le battaglie che videro caduti da ambo le parti, ma il male continuava imperterrita la sua cupa avanzata.


Tra il popolo c'era anche una fanciulla di incomparabile bellezza e incredibile bontà. Era anche dotata di grande coraggio e di una vivace curiosità. Nella nebbia brillava ancora l'oro dei suoi capelli e il blu dei suoi occhi ricordava a tutti il colore che il cielo aveva un tempo.
Lei si allenava duramente e in battaglia era la prima a lanciarsi verso il nemico


Vista la sua incontenibile curiosità e la sua insolita furbizia, cominciò ad avvicinarsi ai nemici per scrutarne i modi e cogliere punti deboli da utilizzare in battaglia. Ma con il passare delle lune una strana e subdola forma di attrazione per ciò che avrebbe dovuto aborrire iniziò a dominare la sua mente e il suo cuore. E questo senza essere affatto toccata dal piccolo ragno che ancora di tanto in tanto riusciva a colpire, nonostante le mille strategie messe in atto dalla popolazione dotata ancora di un cuore puro.


Ed è possibile che sia stato proprio questo vacillare del cuore della bellissima fanciulla a far infine aprire il portale e far apparire il temuto Dracula.
Lo sguardo che lui e Van Helsing si scambiarono è indelebilmente impresso nella mente di ogni sopravvissuto e così la sanguinosa battaglia che ne seguì



Ma il soffio di vento che durò quello sguardo fu fatale anche per la bella fanciulla che in un attimo capì qual era il suo destino e quale fosse il suo posto.


Veloce svestì i panni da soldato e indossò un mantello di stelle. Piano, con il cuore pieno di un'emozione ignota si avvicinò al signore oscuro.
Lui le porse il suo scettro e lei capì di aver trovato il suo posto, per l'eternità. 




Solo un attimo di melanconia velò il suo bel volto guardando un' ultima volta Angleria, ma fu solo un attimo, un lieve batter di ali.




Oggi siamo state alla Rocca di Angera, sul Lago Maggiore, dove veniva inscenata una "caccia ai vampiri". A mettere in scena la giocosa rappresentazione coinvolgendo piccoli e anche grandi sono stati i bravissimi attori della Compagnia di San Giorgio e Il Drago, che cura progetti per bambini, rappresentazioni storiche, cene con il delitto e altre magiche cose che andrete subito a guardarvi sul loro sito (altrimenti chiamo Dracula che ormai siamo imparentati...avete presente cosa potrebbe fare la suocera di un vampiro?).
E' molto tempo che fanno queste manifestazioni alla Rocca e qualche volta abbiamo provato ad andarci. Ma Patasgurzo di solito pianta un muso che spaventerebbe anche il più feroce demone e Patagnoma urla terrorizzata, che ci fosse qualche morto nei paraggi si risveglierebbe in un istante.
E così siamo andate solo io e Patasgnaffa, e nonostate la giornata uggiosa è stato divertente. 
Mi sarebbe piaciuto raccontarvi la vera storia che hanno messo in scena, ma dopo aver tentato di farmela raccontare più volte dalla svampita fanciulla, mi sono dovuta arrangiare.
La prossima volta lascio a casa la macchina fotografica, seguo bene la trama e faccio la cattiva. Non vedo l'ora.

giovedì 2 ottobre 2014

PATARIVOLUZIONE:LA CAMERA DI MAMMA E PAPA'

Il motivo vero e proprio della patarivoluzione era che io e Patapà ci eravamo stufati di dormire con Patagnoma.
Vero che un armadio ci separava, vero che quando dormiva dormiva, però la luce la tenevi spenta nel dubbio, nel dubbio non parlavi e soprattutto ci teneva in pugno mettendoci una vita ad addormentarsi.
Patapà avrebbe fortemente voluto tenersi la mansarda, che io ancora non ho capito cosa intendesse farsene di tutto quello spazio, forse la corsa campestre intorno al letto. Fatto sta che l'idea di liberasi della piccola lo alettava assai, l'idea di finire nella camera piccola, una volta camera dei due primi Patasgnaffi e poi solo di Patasgurzo, lo gettava in un palese sconforto.
Ma si sa che io se voglio sono più testona di un mulo e così ho tirato dritto per la mia strada, nonostante, infondo al cuore, ma in fondo in fondo, un po' di timore lo celavo anch'io.


Ma si sa che la fortuna aiuta gli audaci e a quanto pare anche i muli, tant'è che nella stanza non solo ci sta tutto quello che ci deve stare, ma non è per nulla soffocante. Sono sicura che lo pensi anche Patapà, anche se non me lo ha ancora concesso. 
Anzi a dirla tutta questa nuova camera mi piace infinitamente, ancor più di quella in mansarda, e a competere con il fascino di un sottotetto ce ne vuole.


La trovo accogliente ed estremamente calmante. Sarà per le dimensioni, sarà per la luce diffusa dalla pesante tenda bianca che accompagna anche i nostri sogni, sarà per quei tocchi di lana qua e là, ma io ci sto molto volentieri, anche quando non devo dormire
Poi c'è la soddisfazione di aver potuto tenere gli scaffali che già erano appesi, e così abbiamo anche una piccola libreria.

In realtà ho spostato tutta la casa per accogliere il meraviglioso quadretto della Bombetta, è ovvio!



E c'è la soddisfazione di essere riuscita a cambiare i comodini e le luci, adoperando solo quello che già avevamo in casa e che si è sposato magicamente, creando una perfetta armonia, cosa che in una camera matrimoniale non guasta mai.



E infine c'è anche la soddisfazione di aver cambiato la testata del letto senza sborsare un soldino, raccattando un povero scarto dalla pattumiera e passandoci solo la carta vetrata.



Insomma non so se si capisce che la mia camera mi piace proprio tanto, al punto da lasciarci costantemente la testa.


PATARIVOLUZIONE. INTRO

Settembre è passato senza lasciare traccia alcuna, quanto meno sul blog.
Le vacanze si sono allungate fino a metà mese, la piccola di casa ha finalmente cominciato l' asilo dei "gvandi". Un inserimento come sempre tranquillo, come sempre troppo lungo. Giorni in cui lei andava per poco all'asilo, mentre i suoi fratelli ciondolavano negli ultimi loro giorni di vacanza, consunti e sdruciti come una coperta ormai troppo vecchia.
Io intanto faticavo come sempre ad uscire dalla bolla in cui fluttuo il mese di agosto, a riprendere ritmi non ancora ben scanditi, a ricalarmi nella mia divisa d'autista.
E mentre le giornate passavano tra lente scivolate nel nulla e brusche impennate in cui tutto andava fatto per prima, i miei occhi frugavano irrequieti la casa, immaginando nuove disposizioni in cui una stanza si sostituiva a un'altra per adattarsi ai bambini, che cambiano e crescono continuamente, creando geometrie di vita e abitative sempre nuove.
E la cosa che amo di più della Patacasa è proprio la sua attitudine al mutamento, il suo riuscire a seguire i nostri cambiamenti e le nostre evoluzioni.
E' una casa complicata, difficile e faticosa, su due piani più uno parallelo, con due, dico due scale a chiocciola, ma che proprio nella sua stranezza racchiude il segreto della sua malleabilità.
E così, appena cominciata la scuola mi sono messa a cambiare la disposizione delle stanze, per la terza volta in cinque anni.
Che poi ogni volta è come un piccolo trasloco, una fatica immane, una rivoluzione ( potete curiosare l'hastag #patarivoluzione su Instagram). Ogni volta me ne stupisco, mi maledico, e poi dimentico, pronta per la volta successiva.



Quest'anno non si è salvato un solo armadio, nulla è rimasto più dov'era e adesso ovviamente non trovo quasi più nulla. Ma tutta la fatica è servita non solo per ricavare nuovi spazi, ma anche per alleggerire un po' il carico. Se non mi trovate a casa probabilmente sono in discarica.
Lavorare con noi tutti e cinque in casa è stato complicato anche dal punto logistico, ma mi ha spronato ad andare ancora più veloce, se c'è una cosa che non riesco a fare è vivere nel transitorio, sono il tipo che la sera del trasloco appende i quadri se no non dorme.


E così abbiamo cambiato così tanto in così poco che, alla fine delle lunghe vacanze, è stato un po' come ripartire per trovarsi in una casa nuova, devo dire alla fine, una cosa parecchio divertente.

lunedì 8 settembre 2014

NOTTI BIANCHE

Quando abbiamo visto per la prima volta questa casa, Patasgurzo gattonava appena, con il sederone appesantito dal pannolone. Un unico stanzone, i soffitti a voltine e e finestre di mattoni.
Quando l'abbiamo fatta imbiancare il giovanotto camminava da poco, io avevo i piedi immersi nell'acqua del mare e l'imbianchino preoccupato mi chiedeva se fossi davvero convinta dei colori che avevo scelto.
La casa così venne chiamata casa gialla, perché quel giallo che riempiva le pareti e persino l'aria era davvero...importante.
Ma io lo amavo molto, l'ho sposato con colori accesi e mi sono immersa in un mondo in technicolor.
Con il passare degli anni ho iniziato a sentire il peso di tutti quei colori con la C maiuscola, la casa si riempiva di bambini e giocattoli che saturavano l'aria già per sé.
E cos' il divano e la libreria sono diventati bianchi, e il tappeto verde prato.
L'anno successivo è stato il turno di tavolo, cornici, lampade e accessori sparsi qua e là, qualcosa diventava bianco, qualcosa si uniformava in varie sfumature d'azzurro. Dipingevo in preda a un furore terapeutico ed era quasi pericoloso starmi accanto. Il colore come terapia a un dolore che era solo il prodromo di un brutto autunno. Le pareti continuavano a essere gialle, come un sole sullo sfondo.



sedia cijecam original!

Quest'anno stavo bene, sono stata bene, è stato bellissimo e ho letto anche un sacco di libri spaparanzata sul mio divano ancora bianco (super poteri dei copridivano). Avevo però un' altro tipo di dolore da curare, quello provocato dall'imbianchino che avrebbe dovuto togliere anche quel giallo dalle pareti, lasciandomi annegare in un mare di latte. Ma a Luglio, quando avrebbe dovuto venire, il nulla.


E così per la prima volta in dieci anni quel giallo ha iniziato a pesarmi un po' e l'unica soluzione che ho trovato è stata quella di imbiancare i mobili della cucina.



Di notte, perché lo dite voi a Patagnoma di non toccare visto che la vernice è fresca o che non può correre per casa con un pennello pieno di vernice in mano?


Oggi comunque l'imbianchino e venuto......

mercoledì 3 settembre 2014

10 ANNI (E SON SOLO LA META')

Anche se quest'anno pare esser stata latitante e ballerina, l'estate, almeno da calendario scolastico, volge quasi al termine. Che poi non me ne vogliate quest'estate piovosa e singhiozzante a me non è neanche spiaciuta. Ho avuto meno mal di testa e non facendo troppo caldo, per la prima volta in undici anni mi sono anche un pochino abbronzata!
Così ho sfoggiato una faccia un po' meno sbattuta del solito alla nostra tradizionale festa di fine estate.
Il tema di quest'anno ha biecamente tagliato fuori i bambini e per una volta tanto ci siamo festeggiati noi genitori. In una giornata splendente e non afosa abbiamo festeggiato infatti i nostri dieci anni di matrimonio. Anche quel giorno il cielo era di un azzurro profondo e i piedi affondavano nel verde del prato.



E così abbiamo riunito amici vecchi e amici nuovi, abbiamo abbracciato da lontano gli amici assenti, ci siamo infilati veli e papillon e insieme al volgere dell'estate abbiamo sorriso a un pezzo del nostro cammino, che invero è iniziato ben prima di dieci anni fa.


Abbiamo mangiato, bevuto, mangiato. Qualcuno si è abbioccato e i papà hanno anche fatto una partita di basket che forse è durata tre minuti pieni.

cheesecacke alla mortadella



Patasgurzo ancora una volta si è occupato dei giochi e anche se come tema della festa avrebbe preferito matrimoni misti tra divinità e comuni mortali, si è rassegnato a trascinare i suoi amici in giochi più tradizionali.







Il sole ha tinto di rosa il cielo salutando ancora una volta una bellissima giornata.
Grazie a chi è stato con noi, in presenza e in spirito, per questa giornata, per questi dieci anni, per i nove precedenti e tutti quelli che ancora verranno.





CHEESECACKE ALLA MORTADELLA

Se un po' mi conoscete sapete che la metà delle mie ricette in realtà sono fallimenti, questa volta volevo stupirvi con una ricetta in verità buona. Sono stata anche attenta e ho scritto bene le quantità che avevo utilizzato, su un foglietto che ho diligentemente perso!
Sappiate però che si può fare un ceesecake salato alla mortadella piuttosto buono.
Per la base ho frullato taralli pistacchi e burro. Per la parte cremosa ho frullato formaggio spalmabile, altrimenti detto Philadelphia, con la mortadella e ho aggiunto della gelatina in fogli (ammollata strizzata sciolta). Ho mollato il tutto in frigo fino al momento in cui non mi sono decisa di decorare con mortadella e pistacchi.
Se azzeccate le dosi, bon appetit!

domenica 24 agosto 2014

OTTO

Un giorno dopo l'altro, come le perline luminose e colorate, sfaccettate e sempre diverse di una collana, la più preziosa che c'è, sei arrivata a otto, dico otto anni. Giorni passati a rincorrere il vento (cit. ovvio. E ci siamo anche scambiate baci, i diamanti della collana), un vento che ti porta sempre a zonzo dietro a chissà cosa di luccicoso, divertente e frivolo. Un vento che ogni tanto ti lascia riposare, appesa a qualche ramo, e i tuoi occhi si sbarrano e fugace ti immergi in chissà quale profondità. Ma poi riprendi a mulinare in giro, le gambe dove di solito stanno le braccia e la tua risata che tintinna nell'aria.
Certo ogni tanto sarebbe bello tu fossi un po' più presente, chiaccherassi un po' meno, e lasciassi meno cose in giro, che impigliate nel tuo vortice si spandono ovunque. Ma allora forse saresti perfetta, e sarebbe noiosissimo.
Buon compleanno amore mio, un po' in ritardo forse, ma in fondo ti ho portato al mare.


domenica 10 agosto 2014

INVOLTINI DI POLLO


Le ricette in questo blog hanno un picco in estate, perché è l'unico periodo dell'anno in cui mi devo dedicare alla cucina con una certa costanza. Durante l'anno mi limito a sfornare misere torte da colazione e rare cene, che per lo più prendono l'aspetto di porcocene. Sono quelle sere in cui non c'è Patapà che cucina e io libero in tavola tutte le schifezze che fanno storcere il naso allo chef nascosto nel barbuto genitore.
Però ad Agosto, quando sono sola con i bambini in campagna c'è una vocina petulante e insistente che mi intima di non nutrirli esclusivamente con schifezze. E quindi mi tocca cucinare, ma soprattutto decidere cosa fare. Male comune credo, ancora ricordo quando in buie sere, la voce di mia mamma echeggiava nella grande casa chiedendo cosa volessi mangiare. Cotolette alla milanese e aria fritta a quanto pare non sono mai state risposte accettabili.
Il periodo più felice della mia vita, dal punto di vista cuciniero quantomeno, è stato quello in cui ci servivamo da un gas biologico che ci confezionava delle cassette a sorpresa, quelle che la Bertola in Ragazze Mancine chiama Prendi e Taci. Perché aprire il frigo e inventarsi qualcosa lo trovo sempre molto più divertente che seguire una ricetta. La mia creatività in tutti i campi ama seguire tracce imposte, sarà un rimasuglio della formazione scolastica.
Però qui mi tocca fare anche la spesa, e finché non mi deciderò di farla bendata, devo decidere prima cosa fare.
Allora mi sono portata dietro i menù da 30 minuti di Jamie Oliver, immaginando che lui non sarebbe mai venuto avendone probabilmente abbastanza dei figli suoi.
Così ho deciso di fare il pollo ripieno alla cipriota, ma ovviamente ho sbagliato a prendere i petti di pollo, o quanto meno, a mia discolpa, ho preso quello che il supermercato mi dava. Anche in questo Patapà è meglio di me, lui sicuramente avrebbe già trovato una contadina, possibilmente non bella grazie, che gli avrebbe dato il giusto pezzo (di pollo).
Però io mi arrangio eh, allora ho fatto gli involtini.
Ho preparato il ripieno frullando feta, prezzemolo e olive nere. Nella ricetta c'era anche l'aglio che mi sono scordata, eh sì, e i pomodori secchi al posto delle olive, ma quelli mi ero addirittura dimenticata di comprarli nonostante fossi andata a fare la spesa con una dettagliata lista.


Ho ricavato dei filetti dal petto intero, applauso prego, vi ho adagiato il ripieno e ho arrotolato fermando il tutto con uno stuzzicadenti (ovviamente più di uno, uno per ogni spiedino!)
Li ho strofinati con olio, sale, origano, timo e salvia tritati e ho rosolato il tutto in padella ben bene.
Con il pollo avanzato ho preparato le cotolette (servite con aria fritta) per il giorno dopo. Con quello che restava del ripieno ho fatto una pasta, aggiungendo solo qualche pomodoro fresco e qualche oliva intera.


Con il lavoro di una solo pranzo ne ho ricavati tre. Non vi nascondo la mia soddisfazione e il fatto che ho avuto il tempo di finire il libro della Bertola e quello di Muzzopappa ( googolate e comprate perché passerete ore lievi e sorridenti, tutto quello che si può volere mentre i bambini giocano in giardino e i grilli cantano)